Recenti dati Eurostat consentono di affermare che in Europa il 3% dei lavoratori presta la sua attività in un'impresa cooperativa. Per quanto riguarda la situazione italiana, il secondo Rapporto sulle imprese cooperative pubblicato da Union Camere afferma che a fine 2005 la forma cooperativa riguardava l'1,4% delle imprese e il 4,7% degli occupati.
Anche sulla base di dati di questo genere,
Cooperatives Europe definisce la partecipazione delle imprese cooperative al dialogo sociale europeo una priorità strategica per il programma 2008. Questa la ragione della realizzazione del progetto “Cooperatives Europe Social Partner Program - (SPP)”, ricerca sulla rappresentatività delle cooperative e sul loro ruolo, presente e futuro, nell'ambito del dialogo sociale europeo. «È importante - si legge nel Rapporto finale del progetto, ricco di dati quantitativi e informazioni qualitative - investire sul consolidamento della posizione delle cooperative nel
dialogo sociale europeo e sul loro riconoscimento quali partner sociali; non solo perché tale coinvolgimento produce benefici immediati e diretti per le cooperative, ma anche perché le lega in maniera stabile alle politiche e agli obbiettivi dell'UE».
Le cooperative, infatti, sono in grado di accogliere i bisogni economici e sociali insoddisfatti e di creare opportunità occupazionali laddove non arrivano il pubblico e il privato “for profit”, in una dimensione di crescita sostenibile e basata sulla solidarietà. Oggi si parla di cooperative come partner sociali e protagoniste del dialogo sociale europeo, ma il cammino della Società Cooperativa Europea (SCE) inizia alla fine degli anni Novanta quando le istituzioni comunitarie, preso atto dell'inadeguatezza degli strumenti normativi rivolti alle società europee (relativi rispettivamente ai Gruppi di interesse economico e alla Società europea) hanno iniziato a lavorare per dotare le società cooperative, normalmente riconosciute in tutti gli Stati membri, di strumenti giuridici adeguati all'esercizio delle proprie attività su scala europea.
Secondo quanto disposto dal regolamento 1435/2003 è possibile la creazione di una cooperativa da parte di persone fisiche residenti in Stati membri diversi o da parte di persone giuridiche stabilite in diversi Stati membri. Le Società Cooperative Europee, che devono avere un capitale minimo di 30.000 euro, possono esercitare le loro attività nell'ambito del mercato interno con una personalità giuridica, una regolamentazione e una struttura uniche. Esse possono ampliare e ristrutturare le loro operazioni transfrontaliere senza dover creare una rete di filiali, operazione costosa in termini di tempo e denaro. Inoltre, le cooperative di più Paesi possono fondersi sotto forma di SCE. Una cooperativa nazionale che abbia delle attività in un Stato membro diverso da quello in cui ha la sede, può infine essere trasformata in cooperativa europea senza dover passare per uno scioglimento.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori nella SCE, la direttiva 2003/72/CE pone in essere alcune misure volte a garantire che la creazione di una SCE non comporti la scomparsa o la riduzione delle prassi partecipative esistenti nelle entità partecipanti alla costituzione di una SCE.